“Genova e AMT” in 50 anni siamo andati indietro (contributo di Fiorenzo Pamopolini UTP -Assoutenti)

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NOTA PER TAVOLA ROTONDA ASSOUTENTI  22.4.2013

Serviamo una città di 800mila abitanti, particolarmente difficile per la sua conformazione orografica… eppure possiamo affermare che il nostro servizio costa meno di tante altre città italiane più favorite dalla natura: 470 lire al chilometro, mentre altrove, in qualche caso, si superano anche le 600 lire. Sono parole del presidente di AMT Angelo Sibilla a commento del consuntivo aziendale del 1966, che abbiamo voluto inserire all’inizio di questa nota per sfatare l’affermazione che ci capita spesso di sentire in base alla quale a Genova gestire un servizio di trasporto pubblico è più caro che nelle città di pianura. Ecco, nel periodo citato le linee collinari esistevano e già raggiungevano le alture della città, eppure il costo del servizio era accettabile.

Vogliamo partire da qui, dai costi, da come un osservatore esterno  ma attento alle  politiche di un’azienda di trasporto si può fare un’idea senza avere sottomano i vari conti economici. Abbiamo parlato delle linee collinari, che non sono poi così tanto deficitarie, abbiamo numerosi casi di linee collinari che caricano molto e sulle quali talvolta si fa fatica a salire, cito a caso il 39, il 40, l’82, il 165…
D’altra parte, è difficile in altre città, che magari non avranno le linee collinari, viaggiare in condizioni di affollamento come succede da noi sulla maggior parte delle linee di forza, leggi 1-7-14-17-18-20-35-44 e così via, sembra strano che queste linee, sulle quali spesso non si riesce neppure a salire, non solo non si ripaghino del costo (tenuto conto che AMT è tenuta a coprire il 35% dei costi con i ricavi) ma non consentano di recuperare anche una parte del costo delle linee (poche) a bassa frequentazione.
Ma non tutti pagano il biglietto, e stupisce il fatto che AMT diffonda dei dati sull’evasione che sono ben lontani dai dati reali. Alcune verifiche intensive hanno rilevato un’evasione superiore al 10%, contro il 5-6% ufficiale, ma se si salisse su un autobus in borghese e a metà tra due fermate si chiedesse il biglietto, i dati sarebbero ben diversi. Capita infatti ogni giorno di vedere autobus che si svuotano quando da sopra i cosiddetti “portoghesi” si accorgono della presenza dei verificatori sulla fermata e dunque scendono di corsa.
A proposito di evasione, dobbiamo inoltre rilevare la quasi assoluta mancanza di controlli sui treni regionali, ormai il capotreno si affaccia per dare il via nelle singole stazioni e poi, tra una stazione e l’altra, si chiude in cabina col macchinista. Ne consegue un’evasione altissima anche sui treni, e quelle rarissime volte che vengono controllati i biglietti, si assiste in vettura ad un continuo andirivieni di passeggeri che si spostano da una carrozza all’altra per evitare il controllo.
Tornando ad AMT, un’altra dolente nota per un’Azienda di trasporto pubblico a servizio di una città che, nonostante il calo demografico, ha comunque una popolazione superiore al mezzo milione di abitanti, è l’assoluta mancanza di investimenti.  Non esiste in Europa una città delle nostre dimensioni la cui azienda di TPL gestisca il suo servizio al 90% su gomma. Gli autobus sono poco capienti, poco confortevoli, viaggiano promiscuamente con il traffico privato che a Genova e in Italia ha raggiunto un altissimo livello di indisciplina, e sono pure inquinanti, tutto ciò porta ad un altissimo costo di gestione che i mezzi su rotaia (tram e metropolitane) non hanno, anche se necessitano di forti investimenti iniziali.
Mentre, in Europa, nelle grandi città, sulle linee di forza si viaggia in tram o in metropolitana, da noi ci sono voluti quasi 32 anni per realizzare 7 km di metropolitana, e ciononostante, non si è neppure riusciti ad ordinare i nuovi treni perché arrivassero in tempo utile per l’apertura di Brignole,  avvenuta dopo 7 anni e 10 mesi dall’apertura di De Ferrari.
Sono decenni che la Val Bisagno aspetta di essere dotata di una moderna tranvia che la colleghi con il centro città, sono stati fatti decine e decine di convegni e di dibattiti pubblici, l’ex sindaco Vincenzi nel 2008 ci aveva assicurato che nel 2011 i primi tram avrebbero iniziato a circolare in Val Bisagno, siamo nel 2013 e non esiste ancora un progetto definitivo sul quale poter battere cassa per i finanziamenti.
Integrazione tariffaria: su questo tema veramente meraviglia il fatto che AMT non sia in grado di capire i diversi vantaggi economici derivanti da questo tipo di tariffazione. Sul territorio comunale infatti esistono ben 22 stazioni ferroviarie, un record! Ed è proprio grazie al biglietto integrato che AMT, a fronte del pagamento di un contributo a Trenitalia, ha potuto tagliare senza pietà le linee delle direttrici servite dal treno (in particolare a Ponente e in Val Polcevera).
Abbiamo provato ad immaginare cosa sarebbe potuto accadere se, come purtroppo si era paventato, fosse stata eliminata l’integrazione tariffaria tra AMT e Trenitalia. I passeggeri che si muovono in città con i mezzi pubblici avrebbero cambiato il loro comportamento nei 4 modi seguenti:
1. I passeggeri che utilizzano solo il treno urbano sulle tre direttrici di Ponente, Levante e Val Polcevera (valutabili in parecchie migliaia di persone), che versano l’intero importo del loro abbonamento nelle casse di AMT, avrebbero optato per l’abbonamento Trenitalia, ergo forte somma di ricavi persi per AMT
2. Una parte dei passeggeri che utilizzano il treno dopo aver raggiunto la stazione in autobus avrebbero abbandonato la ferrovia per proseguire il loro viaggio sulle linee direttrici AMT 1, 7 e 15, le quali, già oggi al limite della saturazione, avrebbero necessitato di corse aggiuntive, ergo nuovi costi per AMT
3. Un’altra parte dei passeggeri di cui al precedente punto 2, perdendo la convenienza ad utilizzare il mezzo pubblico (treno + bus) si sarebbe convertita al mezzo privato (auto o moto), andando a peggiorare la già compromessa situazione viabilistica in città, con conseguente diminuzione della velocità commerciale degli autobus, ergo ancora nuovi costi per AMT
4. Infine, altri passeggeri sarebbero stati tentati di fronte alle tariffe più che raddoppiate a “dimenticarsi” di timbrare il biglietto, aiutati in ciò dal sovraffollamento dei mezzi, dove i controllori non riescono neppure a salire, ergo altri ricavi persi per AMT.
Riteniamo quindi che il discorso dell’integrazione tariffaria vada non solo confermato ma anzi esteso anche alle linee dell’ATP, ed è indispensabile che l’integrazione dei titoli di viaggio sia accompagnata da una attenta revisione degli orari delle linee dei tre vettori (AMT, ATP, Trenitalia) onde mettere in atto una integrazione globale del servizio, analogamente a quanto già avvenuto in altre Regioni italiane.
E’ inoltre importante rimettere mano al progetto della biglietteria elettronica, per il quale sono già stati spesi 4 milioni di euro, che consente un contenimento dell’evasione ed anche l’esatta attribuzione delle percentuali di passeggeri che utilizzano i diversi vettori.
Un’ultima osservazione riguarda il biglietto “solo autobus” oggetto di un emendamento nella seduta del Consiglio Comunale sulle nuove tariffe. Noi riteniamo che sia preferibile un biglietto unico anche per semplificare, non dimentichiamo che oggi in genere i biglietti si acquistano in anticipo raramente a 1 per volta, per cui avere in tasca un biglietto che consente di muoversi agevolmente in città a prescindere dal vettore utilizzato è da preferire.
In città abbiamo quattro linee ferroviarie (Voltri, Nervi, Pontedecimo e Acquasanta), 138 linee di autobus, una di filobus, una di metropolitana, due funicolari, una ferrovia a cremagliera e una decina di ascensori pubblici (oltre alla Navebus che per i suoi costi necessita di tariffe diverse). Avere in tasca un biglietto che consenta di utilizzare indifferentemente qualunque tipo di mezzo all’interno della validità oraria ha un valore aggiunto sicuramente superiore ai 10 centesimi di differenza di prezzo. E poi, perché il biglietto sì e gli abbonamenti no?
Concludiamo con una considerazione che dovrebbe essere molto chiara a chi gestisce una qualunque Azienda: peggiorare la qualità del servizio, aumentandone contestualmente il prezzo, è una politica suicida che porta in breve tempo alla chiusura. Nel caso specifico di AMT, sono state studiate diverse soluzioni, ma l’unica cura che i cittadini genovesi hanno potuto sperimentare ormai da decenni è soltanto quella: taglio del servizio e aumento delle tariffe. E i risultati li conosciamo tutti.

Fiorenzo Pampolini
UTP – Assoutenti Genova, 22.4.2013