intervento stifano

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Viviamo in una società complessa e veloce, in un contesto di incertezza socio-culturale caratteristico del mondo globalizzato e multiculturale che comporta quel disorientamento di valori tipico di una , “Società liquida”, nella quale il trionfo dell’individualismo “competitivo” annuncia, con l’insicurezza e la paura, una crisi di valori senza precedenti.

Questo è il momento di scelte personali e collettive coraggiose e di lungo respiro, capaci di fissare legami sociali più forti e relazioni fondamentali più durature per costruire una nuova società multiculturale.

La società multiculturale infatti avanza in Occidente in modo ineluttabile, producendo vere e proprie mutazioni antropologiche e sociali, culturali ed economiche nelle diverse società di arrivo e anche in quelle di partenza.

Ormai nella nostra città apriamo relazioni quotidiane con popoli, etnie e religioni diverse. Viviamo nel mondo “globale” non solo dal punto di vista della commercializzazione dei prodotti ma soprattutto mediante le onde “vive” di un ‘umanità in cammino alla ricerca di una vita “migliore” rispetto al proprio Paese di origine.

Il mondo globale di oggi “è mobile” per bisogno, per tecnica e per cultura, è un “cantiere aperto” di relazioni e di produzione di vita, di costumi e di prospettive nuove, è insomma una via d’incontro. Non c’è società “locale” che non risente di questo profondo “meticciamento” perché i rapporti Nord-Sud ed Est-Ovest del mondo globale sono diventati occasioni preziose di un nuovo cammino di civiltà fatto di migrazioni globali e di integrazioni locali.

Per avere un’idea dell’entità del fenomeno e della sua complessità basti pensare che su circa 200 milioni di migranti nel mondo ( di cui oltre la metà sono donne!) circa 25 milioni vivono in Europa e circa 3 milioni e mezzo in Italia di cui circa 700 mila nella nostra città.

Se gli anni passati sono stati gli anni delle migrazioni, i nostri anni dovranno essere gli anni del dialogo e non del conflitto. Questo è il nostro compito che dipenderà in gran parte dalle capacità e dal lavoro che sapremo mettere in campo per darci un mondo più nobile e giusto.

Ogni uomo esprime la sua cultura, così come ogni cultura spiega ed esprime le diverse società, le tradizioni ed i valori specifici a partire da una identità umana. La società “multiculturale” avanza e con essa la vita sociale è diventata più complessa, più dialettica e anche più conflittuale.

Diventa quindi uno dei nostri compiti quello di costruire una nuova idea di multuculturalità, più aperta e solidale, fatta di maggiore e profonda convivenza, fatta di coesione e inclusione e non solo di tolleranza e di indifferenza che sono sentimenti propri di una semplice e forzata coesistenza momentaneamente “pacifica”. Per farlo bisognerà demolire pietra su pietra i muri del pregiudizio.

Gli immigrati hanno un’identità relativa non solo alla cultura di provenienza ma anche quella “relative” alla professione che svolgono, al ruolo che interpretano nel sistema economico e al contributo che apportano.

Ma un’identità personale è completa quando dalla coscienza dei diritti si passa, mediante l’educazione, ai doveri di solidarietà. Le culture dei popoli, nelle loro specificità profondamente diverse, portano in sé un patrimonio di valori universali impliciti che storicamente arrivano coperti da un groviglio di criticità

Si tratta di precisare che cosa deve essere conservato e che cosa può essere modificato o accolto dei costumi senza minacciare la convivenza. I diritti della persona umana devono essere scoperti nel quadro valoriale della Costituzione. Questo è l’approdo dell’interculturalità e di un processo di socializzazione civica e politica. Ciò che li differenzia vive come patrimonio culturale delle origini e della nuova società multiculturale e va valorizzato e rispettato, non solo tollerato.

Il nostro impegno dovrà essere quindi indirizzato non solo a creare i presupposti e le condizioni per la convivenza e la coabitazione di diverse culture, ma anche alla costruzione di una realtà indissolubilmente unica, e di un suo ethos nel quale le diverse espressioni umane formino un vero e proprio unicum culturale.