Intercity: non basta una lettera per salvarli

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Molti parlamentari stanno festeggiando la salvezza degli IC per il prossimo futuro. Ma, purtroppo, di salvo non c’è nulla.
La lettera inviata dal MIT a Trenitalia con l’offerta di un contratto ponte di due anni non significa nulla.

Per salvare gli IC, innanzitutto, il MIT deve pagare all’impresa ferroviaria gli importi dovuti per l’attuale servizio svolto e deve contestualmente avere l’autorizzazione di spesa dal Ministero dell’Economia per il futuro contratto.
Aldilà dei problemi con la UE (che boccerebbe un riaffido in house per due anni e comminerebbe una multa al nostro Paese), non ha alcun senso prorogare il servizio così com’è.
Per trasformare gli IC da treni vintage vecchi di 50 anni a treni efficienti ci vogliono investimenti da parte dell’impresa ferroviaria, ma per pretendere investimenti ci vuole certezza contrattuale a lungo periodo.
Per queste ragioni Assoutenti e i Comitati Pendolari Federati chiedono:
1- Il pagamento di quanto dovuto dal MIT a Trenitalia in relazione al servizio già svolto e non ancora pagato.
2- La firma di un contratto-ponte di 12 mesi per il riaffido a Trenitalia dell’attuale servizio IC.
3- La contestuale messa a gara del servizio di trasporto universale nazionale per un periodo non inferiore ai 6 anni.

I pendolari italiani non vogliono elemosine e non vogliono più viaggiare su treni vecchi di 50 anni, ma al pari dei cittadini di molti paesi europei vogliono viaggiare su treni IC moderni ed efficienti. Con i fondi di coesione sociale della UE, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Austria hanno rinnovato il parco rotabile degli Intercity.
L’Italia non ha saputo e non sa utilizzare la UE come opportunità per lo sviluppo economico e sociale del Paese, anzi la UE è vissuta come un potenziale vettore di infrazioni e di multe.
Questo circolo vizioso va interrotto.